Corriere della Sera, 26/04/2018
Esteri
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Macron contro l' isolazionismo di TrumpStoccate (e applausi) al Congresso Usa
«Relazione speciale», ma il presidente francese incalza, dal clima all' Iran: 19 standing ovation
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON I democratici si entusiasmano quando dice: «Non abbiamo un Pianeta B. Prendiamoci cura di quello che abbiamo». I repubblicani, invece, quando proclama: «L' Iran non avrà la bomba atomica fra cinque anni o fra dieci. Non l' avrà mai». Su tutto il resto, ed è molto, dal multilateralismo alla crisi coreana, Emmanuel Macron incassa applausi corali nel suo discorso solenne di ieri davanti al Congresso riunito in seduta comune e trasmesso in diretta televisiva. Alla fine si contano 45 battimani, di cui 19 «standing ovation», tutti in piedi. È un risultato quasi record, fa notare, il sito di Le Monde, non lontano dalle 25 ovazioni tributate a Netanyahu nel 2015. Forse è un segno dello stato d' animo del Congresso: dopo un anno e mezzo di strappi trumpiani, il ragionamento pragmatico, a volte semplicemente sensato di Macron offre sollievo politico, cui si aggiunge il conforto della tradizione, dei valori condivisi e, va detto, anche della retorica. Il presidente francese comincia con grande cautela, pescando nel grande deposito dei legami storici e culturali, da La Fayette a George Washington. Facile scaldare la platea: «Ecco, queste sono le fondamenta della nostra relazione speciale». Ma dopo una decina di minuti, cambia registro. È una grande occasione. È da solo, senza le battute, le interferenze, il protagonismo di Trump. Ora parla (un po') anche a nome dell' Europa: «Possiamo scegliere l' isolazionismo, il nazionalismo. Possiamo chiudere le porte davanti al mondo, ma non per questo il mondo si fermerà. Oppure possiamo decidere di tenere gli occhi bene aperti e di affrontare insieme, di costruire insieme il nuovo ordine del 21° secolo». Senza Trump, oggi Macron non sarebbe qui. Eppure oggi sembrano contare più le differenze che le affinità. Il leader francese le elenca con abilità, con il tono amicale del suggeritore, perché il mondo non può fare a meno degli Stati Uniti, chiunque sia seduto nello Studio ovale: «Siete voi che avete inventato il multilateralismo, tocca a voi preservarlo e reinventarlo». È la formula della cooperazione con gli alleati, del negoziato con gli avversari. «Un multilateralismo forte», adeguato «alle nuove sfide». È il momento di entrare nel merito. Parte dal commercio: «Non abbiamo bisogno di una guerra commerciale che distrugga i posti di lavoro, alimenti l' inflazione e danneggi la classe media» (e più avanti dirà che la classe media è la spina dorsale della democrazia). C' è «comprensione» per le rivendicazioni di Trump, «ma gli squilibri e i contenziosi vanno discussi al Wto (l' organizzazione mondiale del commercio, ndr). Siamo noi che abbiamo scritto queste regole, tocca a noi dar loro valore». Fossimo in un comizio di «The Donald» arriverebbero fischi, invece i parlamentari si alzano: consenso convinto anche dai repubblicani. Poi il passaggio forse più delicato, sul «climate change». Trump si è ritirato dal Protocollo di Parigi, in perfetta solitudine. Macron: «Possiamo avere dei disaccordi, capita in tutte le famiglie. Ma dobbiamo continuare a lavorare insieme. Non abbiamo un Pianeta B, un pianeta di riserva. Capisco la preoccupazione di non voler danneggiare l' economia, ma possiamo trovare una transizione più morbida per le produzioni legate al carbone. Sono convinto che gli Stati Uniti torneranno a sottoscrivere l' accordo di Parigi». Questa volta si alzano ad applaudire solo i democratici. Ed ecco l' Iran. Qui l' ospite ripete la sua idea di un' intesa sul nucleare più ampia rispetto a quella firmata nel 2015 da Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania. «Ragioniamo su quattro pilastri: vincoli sull' atomica anche dopo il 2025; controlli sul programma di missili balistici; contenimento dell' influenza iraniana nel Medio Oriente; accordo sulla Siria». I battimani più rumorosi arrivano dal settore dei conservatori quando Macron sintetizza: «L' Iran non avrà l' atomica fra cinque anni o fra 10 anni. Non l' avrà mai». Sul resto, il percorso è lineare: Francia (ed Europa) sono unite contro le fake news che provano a destabilizzare le democrazie. Così come c' è piena intesa sulla Corea del Nord. Chiusura con un riferimento a Charles de Gaulle, l' ultimo capo di Stato francese ad aver parlato dalla tribuna del Congresso: «Era il 1960, esattamente 58 anni fa. Voglio dirvi che la nostra amicizia nei vostri confronti è rimasta intatta, con la stessa intensità».
Giuseppe Sarcina