La Repubblica, 26/04/2018
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L ' a l t r a p a g i n a Web e privacy Dal 25 maggio il nuovo regolamento Per poter usare ancora la app servirà un provvedimento ad hoc di ogni Stato o l' autorizzazione dei genitori Ma difficilmente cambierà qualcosa: non è chiaro come sarà controllata l' età
Under 16 via da WhatsApp la stretta (quasi inutile) dell' Ue sui social network
Alla fine la bomba dei minori sui social network e sulle chat è esplosa. L' ha innescata il nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati personali. Dal 25 maggio anche l' Ue batterà finalmente un colpo sul campo minato dei bambini persi nella rete: chiunque fornisca un servizio online sarà obbligato ad alzare l' asticella della sua offerta agli utenti che abbiano almeno 16 anni. L' ultima ad adeguare le regole è stata WhatsApp, la chat più popolare del mondo, preceduta nei giorni scorsi da Facebook e in misura più generica da Twitter. Ma nelle prossime settimane tutte le piattaforme dovranno allinearsi alle prescrizioni del cosiddetto Gdpr ("General data protection regulation"), dall' americana Snapchat alla cinese Musically. Sexting, cyberbullismo, odio e pornografia fanno di WhatsApp e delle altre app - ormai programmi ibridi che mescolano decine di funzionalità - il canale preferenziale di diffusione. E pur volendo evitare allarmismi, l' ultimo rapporto "Eu Kids Online" spiega che nell' ultimo anno un ragazzo su tre ha visto messaggi d' odio o commenti offensivi, il 7% degli 11-17enni ha ricevuto foto o video sessuali e il 19% è stato testimone di episodi di cyberbullismo. Dunque si cerca di tamponare. Per usare social e app di messaggistica sotto i 16 anni rimarranno infatti solo due strade. La prima è uno specifico provvedimento dei singoli Paesi membri: in Italia potrebbe essere il decreto legislativo di adeguamento il cui schema è stato approvato a fine marzo dal Consiglio dei ministri e ora è nelle mani di Parlamento e Garante per la privacy. La seconda è l' autorizzazione di un genitore o di un tutore. In entrambi i casi non si potrà comunque scendere sotto i 13 anni. Facebook, per esempio, ha sfumato il divieto pur di disinnescare la contraddizione di avere già in pancia un gran numero di baby utenti altrimenti tagliati fuori dall' oggi al domani: chi, fra i 13 e i 15 anni, non otterrà il consenso di un genitore navigherà su una versione meno intrusiva sotto l' aspetto dei dati personali. Sulla chat cofondata e guidata da Jan Koum il messaggio è invece più secco e al contempo più confuso: «Se vivi in un Paese della regione europea devi avere almeno 16 anni per usare i nostri servizi o un' età superiore in base a quanto richiesto dalle leggi locali», si legge nella versione aggiornata delle Condizioni d' uso e delle Regole sulla privacy. Al contrario della casa madre, che intende estendere progressivamente le garanzie aggiuntive destinate agli europei a tutti i mercati mondiali, per gli adolescenti extra Ue la soglia rimane fissata a 13 anni. Allineata cioè a quanto previsto dal "Children' s Online Privacy Protection Act" statunitense approvato nel 1998 dal Congresso, la legge che stabilì la famosa soglia dei 13 anni seguita fino a oggi dai colossi del web un po' in tutto il mondo. Sullo sfondo, però, rimangono forti ambiguità. Primo: iscriversi a un social o a una chat rimane un gioco da ragazzi. Nel primo caso basta barare sulla data di nascita, nel secondo è sufficiente un numero telefonico mobile. Secondo: le nuove regole non obbligano le società ad andare alla ricerca dei piccoli utenti per verificarne l' età ed eliminarne gli account. Terzo, se è vero che l' articolo 8 del Gdpr prevede l' autorizzazione di «un genitore o un tutore» al di sotto dei 16 anni spesso non si capisce come questo via libera debba essere manifestato. Nel caso di Facebook, per esempio, è molto semplice ingannare la procedura appena introdotta: basta indicare un indirizzo e-mail o un qualsiasi contatto sulla piattaforma che clicchi un bottone e conceda il permesso. Su WhatsApp, per come sono formulate le nuove regole, non si capisce neanche se l' ok di mamma o papà possa davvero bastare. «Non è ancora chiaro come sarà controllata l' età dell' utente - spiega l' avvocato Ernesto Belisario, esperto di diritto delle nuove tecnologie, riferendosi alle diverse piattaforme - il rischio è che, in difetto di adeguate verifiche, si tratti di un innalzamento soltanto formale cui non corrisponderà alcuna modifica del comportamento degli utenti e che non precluderà, di fatto, l' uso della piattaforma da parte dei minori di 16 anni. Così come è stato fin qui per i minori di 13 anni». Come se ne esce? «Richiedere documenti di identità potrebbe appesantire le procedure - conclude Belisario - quindi è realistico ipotizzare che siano previste procedure in gado di poter segnalare abusi e account attivati da utenti che non abbiano l' età minima prevista». La caccia al (piccolo) tesoro, quello degli utenti in erba, è solo all' inizio. © RIPRODUZIONE RISERVATA REUTERS.
SIMONE COSIMI