La Stampa, 26/04/2018
Italia
pagina 3
Unica via d' uscita è l' armistizio tra i due leader
Annunciato dell' esploratore Fico, il secondo giro di consultazioni, dopo il quale il presidente della Camera si recherà oggi stesso a riferire al Capo dello Stato, dovrebbe servire a chiarire ciò che non s' è capito al termine del primo: se esista o meno, cioè, la possibilità di intavolare una vera trattativa sull' ipotesi di una maggioranza 5 Stelle- Pd. Ora dopo ora diventa più evidente che, non la qualità e la quantità dei contenuti è destinata a condizionare quest' eventualità, piuttosto la personalità dei negoziatori. In altre parole, un governo siffatto potrebbe nascere solo da un armistizio tra i due grandi avversari dell' ultima campagna elettorale, Di Maio e Renzi. Qualsiasi altra scorciatoia o aggiramento dell' ostacolo, come appunto è avvenuto martedì all' inizio dell' esplorazione Fico, serve solo a produrre veti, allontanamenti, divisioni nel Movimento e nel partito che dovrebbero inaugurare una collaborazione. E come ha detto ieri il sottosegretario Giacomelli (ex-franceschiniano poi passato ai renziani), il Pd può scegliere se approfittare della discussione sul governo con i 5 Stelle per regolare i propri conti interni, e si tratterebbe di un ennesimo regolamento provvisorio. Oppure prendere atto che a trattare con M5S dev' essere Renzi, chiedendogli di ritirare le dimissioni dalla segreteria e riassumere la leadership del partito per confrontarsi direttamente con Di Maio. Non è facile. Ma insieme con il fallimento di ogni negoziato per risolvere la crisi, i due mesi trascorsi dalle elezioni del 4 marzo e dal passo indietro del leader dimissionario del Pd hanno dimostrato che il partito non è in grado, in questa fase, né di aprire un serio confronto interno, né di inaugurare una vera corsa per la successione, dal momento che la convocazione di nuove primarie vedrebbe prevalere un candidato renziano o forse lo stesso Renzi, e un congresso classico, riservato ai soli iscritti, segnerebbe una chiusura che il maggior sconfitto nelle urne delle politiche non può permettersi. Naturalmente non è detto che i due duellanti della scorsa primavera, tornando faccia a faccia, arriverebbero a un accordo, rinunciando a lanciarsi di nuovo il guanto della sfida. Ma almeno si eviterebbero altre ipocrisie e perdite di tempo. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
MARCELLO SORGI