Avvenire, 10/06/2018
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«Terra Santa, nuove vie di pace»
ROMA È una terra in cerca di pace, Gerusalemme. Dove i cristiani «che non sono una razza in estinzione », stanno vivendo un momento «molto bello» nel dialogo e una convivenza «molto positiva» con i fratelli ortodossi. Ma il trasferimento dell' ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme ha riacceso la miccia nel mai tranquillo rapporto tra palestinesi e israeliani. Adesso «il modello negoziale del passato non esiste più, perciò serve trovare nuove vie, nuovi modelli, nuovi canali» per arrivare alla pace. «Come e quali è difficile dirlo, anche perché non c' è alcuna intenzione di dialogo». Monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, volto serio e voce ferma, scandisce bene le parole: «La spinta degli accordi di Oslo si è oramai esaurita nel silenzio della comunità internazionale » e con un' Europa «assente». Oppure, se c' è, la sua voce «è del tutto irrilevante». L' arcivescovo parla a margine del convegno Vivere la Terra Santa, promosso dall' associazione "Amici di Saxum Italia", nella Pontificia università Santa Croce a Roma. E lo fa senza nascondere la sua preoccupazione per una terra in cui ora israeliani e palestinesi hanno smesso di parlarsi e non sembrano intenzionati a ricominciare. Israele è in una posizione di forza, i palestinesi hanno travagli interni - il racconto di monsignor Pizzaballa - e a complicare tutto arriva pure «la situazione di conflitto e tensione dell' intero scacchiere regionale, come dimostrano anche le violenze e gli scontri a Gaza, dove la popolazione vive in condizioni miserrime». Tuttavia la soluzione dei «due popoli, due Stati», secondo lui, resta «quella ideale, è ovvio, ma dal punto di vista pratico ci sono molte domande aperte». Certo alla Chiesa «non spetta offrire soluzioni politiche», precisa monsignor Pizzaballa, ma i cristiani sono comunque chiamati «a trovare nuovi linguaggi per promuovere la pace e la riconciliazione. Per questo sarà importante - ha aggiunto l' arcivescovo - ritrovarsi tutti insieme a Bari il prossimo 7 luglio con Papa Francesco », mettendo insieme le diverse anime cristiane del Medio Oriente. Il compito dei pastori, ricorda inoltre, «non è elaborare teorie», ma dire «una parola chiara anche di speranza alla nostra gente, insieme come Chiesa ». Poi il ragionamento di Pizzaballa vira sul negoziato tra Israele e Santa Sede riguardo all' Accordo fondamentale tra i due Stati, sottolineando che «c' è forte volontà di chiudere». L' eccezionalità di quel territorio, «su cui Gesù ha mosso i suoi passi sulla Terra duemila anni fa», è invece il cuore del saluto iniziale dal prelato dell' Opus Dei monsignor Fernando Ocariz; tanto più infatti crediamo a Cristo - aggiunge «tanto più guardiamo con attenzione a quel luogo privilegiato » che oggi vive un periodo complesso, perché è luogo di incontro con «il verbo incarnato». Così proprio «per far innamorare le persone della Terra Santa», spiega il presidente dell' associazione "Amici di Saxum", Aldo Bressi, e per diffondere una cultura di pace, è nato il "Progetto Saxum", che ha portato alla realizzazione di un centro residenziale e di un' area multimediale di altissima specializzazione tecnologica ad Abu Gosh, poco distante da Gerusalemme. In questo modo, continua Bressi insieme al segretario generale della Fondazione Saxum Rosalinda Corbi, si cerca anche di salvaguardare i pellegrinaggi in Terra Santa. RIPRODUZIONE RISERVATA L' arcivescovo Pierbattista Pizzaballa.
ALESSIA GUERRIERI