Avvenire, 26/04/2018
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Whatsapp vietato ai minori di 16 anni
Nuovo limite in vigore dal 25 maggio «Ma serve educare all' uso dei social»
A umenta l' età minima per accedere a Whatsapp, il servizio di messaggistica usato da 22 milioni di italiani e 1 miliardo e mezzo di abitanti del mondo. Adeguandosi, con un mese di anticipo, al nuovo Regolamento dell' Unione europea sulla privacy (Gdpr), che entrerà in vigore il 25 maggio, la società, fondata nel 2009 e acquistata da Facebook nel 2014 per 19 miliardi di dollari, ha comunicato in questi giorni che l' età minima per gli utenti dei 28 Paesi dell' Ue passa da 13 a 16 anni. Sotto questa soglia sarà necessario il consenso dei genitori. Non è chiaro, e nemmeno Whatsapp lo dice, come sarà verificata la vera età dichiarata dagli utenti né che cosa succederà agli attuali fruitori del servizio non ancora sedicenni al momento dell' entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulla privacy. «Per usare i nostri servizi devi avere almeno 16 anni o la maggiore età richiesta nel tuo Paese», si limita a comunicare la società, che dovrà, appunto, anche raccogliere il consenso dei genitori nel caso chi intenda registrarsi non abbia l' età minima per accettare le condizioni del servizio. Ma anche in questo caso non si capisce come sarà poi verificata la veridicità delle dichiarazioni. «Sicuramente si troveranno mille scappatoie », dice il fondatore e direttore del Cremit, il Centro di ricerca per l' educazione ai media, all' informazione e alla tecnologia dell' Università Cattolica, Pier Cesare Rivoltella, tra gli esperti convocati dalla Garante per l' Infanzia e l' adolescenza per verificare la possibilità di mantenere i 13 anni di età minima per gli utenti italiani di Whatsapp. «La Garante ha confermato i 16 anni - ricorda Rivoltella - e ora tutti gli altri social network dovranno adeguarsi». Anche alla luce dei recentissimi fatti di cronaca, resta la sensazione che, ancora una volta, si chiuda la stalla quando i buoi sono scappati da un pezzo. «Certo - conferma Rivoltella - alzare l' età minima a 16 anni non risolve il problema dell' educazione all' utilizzo responsabile e consapevole di Whatsapp, ma direi dei social network in generale. È necessario mettere in campo un percorso che aiuti ragazzi e adolescenti a riscoprire il senso critico e il senso di responsabilità. La famiglia da sola non può farcela, perché i genitori fanno una grande fatica ad essere presenti nella vita dei loro figli. Su questo, invece, la scuola può dire la sua». Nei mesi scorsi, il ministero dell' Istruzione ha diffuso il decalogo per un uso consapevole dei social e di Internet in classe, attivando progetti sul territorio. In Lombardia, Rivoltella sta coordinando un' iniziativa con l' Ufficio scolastico regionale, che da settembre coinvolgerà 14 scuole, 12 statali e 2 paritarie, del primo ciclo, dalle elementari alle medie. «In questi istituti- aggiunge Rivoltella - partirà una ricerca-azione con l' obiettivo di costruire il curricolo dell' educazione ai media. Che non deve essere un' attività una tantum, quasi un optional, ma deve diventare attività trasversale alle diverse materie. Una volta acquisiti e analizzati i risultati di questa sperimentazione, lavoreremo per disseminare le buone pratiche sul territorio nazionale». RIPRODUZIONE RISERVATA.
PAOLO FERRARIO