Avvenire, 26/04/2018
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Aiuti alla Siria, l' Onu si ferma a metà Raccolti 4,5 miliardi contro i 9 attesi
De Mistura: allarme a Idlib, si rischia la catastrofe umanitaria
BRUXELLES Altri 4,4 miliardi di dollari (circa 3,6 miliardi di euro) di impegni per gli aiuti umanitari per la Siria e i Paesi vicini che ospitano milioni di profughi. È il risultato più concreto raggiunto dalla seconda conferenza internazionale sulla Siria a Bruxelles, cui hanno partecipato ottanta nazioni, mentre il regime di Bashar al-ssad non era invitato. L' Onu aveva puntato a 9 miliardi di dollari, per la precisione 3,5 miliardi di dollari per gli aiuti umanitari per i 6,1 milioni di profughi all' interno della Siria e 5,6 miliardi per sostenere i cinque milioni rifugiati nei Paesi vicini. La cifra raccolta, ha commentato Mark Lowcock, capo dell' Unocha (l' agenzia di aiuti umanitari dell' Onu), «è un buon inizio, anche se avremmo sperato di ottenere di più, dovremo fare delle scelte». A mancare è anche un impegno chiaro per il 2018 degli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno fornito oltre un miliardo di dollari. L' Ue, per parte sua, ha stanziato 560 milioni di euro, come l' anno scorso, che si aggiungono agli 11 miliardi di euro giù stanziati. «Siamo qui - ha dichiarato l' Alto rappresentante Ue Federica Mogherini - per confermare ai siriani che siamo con loro e che crediamo in un futuro migliore e in una vita migliore per loro». Vari Stati membri hanno aggiunto la loro parte: la Germania un miliardo di euro a partire dal 2018, la Gran Bretagna 515 milioni, la Francia 250 milioni più 850 in prestito per il periodo 2018-20, l' Italia 48 milioni di euro nel 2018 per attività umanitarie, di stabilizzazione, di sviluppo in Siria e nei Paesi limitrofi. «La situazione dei rifugiati siriani rimane intollerabile » ha affermato il commissario europeo alle Politiche di vicinato Johannes Hahn. Geert Cappelaere, direttore regionale Unicef per il Medio Oriente, ha avvertito che l' organizzazione ha bisogno di 1,2 miliardi di dollari. E l' inviato speciale Onu Staffan de Mistura ha parlato di un rischio di una nuova catastrofe umanitaria a Idlib, al confine con la Turchia, dove vivono 2,5 milioni di persone di cui circa metà profughi. Non si parla invece ancora di aiuto alla ricostruzione. «L' Ue e la comunità intenzionale - ha spiegato infatti Mogherini - non finanzieranno la ricostruzione della Siria finché non vedremo un processo politico sotto l' egida dell' Onu». Perché è chiaro che senza progres- si su questo fronte sarà difficile porre fine alla tragedia siriana, mentre il processo avviato a Ginevra ristagna. Mogherini ha ammesso che su molti punti le posizioni restano distanti, almeno però su tre punti c' è condivisione: e cioè che «non c' è soluzione militare alla guerra», il ruolo centrale dell' Onu, e la necessità di sostenere i siriani dentro e fuori il loro Paese. Anche l' Italia, per bocca del ministro degli Esteri uscente Angelino Alfano, ha espresso «sostegno a una soluzione politica nel quadro del negoziato Onu e il nostro sostegno in termini di aiuti umanitari». «La Siria - ha avvertito Mogherini - non è una scacchiera per le grandi potenze, la Siria è del popolo siriano». Soprattutto, l' Alto rappresentante ha esortato la Russia e l' Iran, i protagonisti dell' altro processo di pace, quello di Astana, «ad esercitare pressione su Damasco affinché accetti di sedersi al tavolo sotto l' egida dell' Onu», perché «l' unica pace sostenibile per la Siria è legata al processo politico nel quadro Onu». Sperare di risolvere tutto con le armi, ha avvertito anche De Mistura, vuol dire arrivare a una «vittoria di Pirro». L' ambasciatore russo all' Ue, Vladimir Chizhov, ieri ha però ha definito un «errore» non invitare rappresentanti del regime di Assad. «Stiamo parlando - ha detto - delle necessità del popolo siriano e dovrebbe esserci qualcuno che lo rappresenti». RIPRODUZIONE RISERVATA La Conferenza Mogherini (Ue): «Non finanzieremo la ricostruzione finché non vedremo un processo politico sotto l' egida delle Nazioni Unite». Sono ottanta i donatori. Mosca: errore non invitare Damasco Il fumo dei bombardamenti si alza dal sobborgo di al-Hajar al-Aswad a sud della capitale siriana Damasco: l' area è ancora parzialmente controllata dai jihadisti del Daesh ed è al centro dell' offensiva dei reparti dell' esercito appoggiati dai mezzi aerei russi (Ansa/Epa)
GIOVANNI MARIA DEL RE