Avvenire, 26/04/2018
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Molise, solo paura per la scossa «Ma non è la faglia di Amatrice»
Sisma di magnitudo 4.2: nessun danno, scuole chiuse
Solo tanta paura e il ricordo sinistro di quel 31 ottobre del 2002: il crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, la morte di 27 bambini e della loro maestra. «Quella scossa fu molto più forte, ballavamo e mancava il respiro» raccontano gli abitanti di Acquaviva Collecroce, il Comune molisano colpito dal terremoto di ieri mattina. La terra si è messa a tremare alle 11.48, scatenando il terrore. «Ero in centro e la gente è scappata subito fuori dalle case» ha raccontato il primo cittadino di di Palata, Michele Berchicchi. «Molte famiglie sono uscite in preda al panico» ha confermato Vincenzo Tozzi, sindaco di Guardialfiera. Nessuno poteva sapere, in quegli istanti, che il nemico era lontano. Il sisma è stato di magnitudo 4.2 ed epicentro a un chilometro da Acquaviva, in provincia di Campobasso, ma era profondo 31 chilometri. Lo hanno sentito tutti anche a Palata, Castelmauro, Tavenna, San Felice del Molise e Guardialfiera, a nord fino a Pescara e a sud, anche nel Foggiano, facendo temere il peggio. Giustificatissima, dunque, la decisione del sindaco di Acquaviva e di altri Comuni molisani, che oggi terranno chiuse le scuole, anche se non ci sono state né vittime né danni. La dinamica fa pensare a un sisma isolato, ma non per questo concluso. Le scosse di assestamento fino a ieri sera erano state una quindicina. Non si può parlare di un importante sciame sismico anche se la sequenza era già iniziata nella notte con eventi di magnitudo inferiore a 3 e la scossa di ieri mattina non è collegata ai terremoti del centro Italia. Con grande lucidità, il sindaco di Acquaviva Francesco Trolio ha voluto precisare che la decisione di chiudere la scuola elementare è stata assunta «a causa dell' evento per il quale la popolazione è rimasta sensibilmente scioccata e per poterla tranquillizzare c' è bisogno di vari controlli da parte dell' ufficio Coc (Centro operativo comunale, ndr ). Controlli che richiederanno sicuramente tempo». L' edificio scolastico è nuovo e antisismico ed è stato realizzato con i fondi del terremoto del 2002. Quest' ultimo terremoto è accaduto in un' area considerata a media pericolosità ma, come ci spiega Alessandro Amato dell' Ingv, l' Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, «senza alcun legame con le faglie attive nel-l' Italia Centrale e diversa anche nella sua conformazione, che è orizzontale e profonda, il che la rende percepibile a grande distanza ma poco distruttiva». La faglia che ha provocato questo evento tellurico è profonda e di tipo 'trascorrente': la porzione di crosta ter- restre coinvolta si muove in senso orizzontale rispetto a quella adiacente, mentre il movimento tipico delle faglie che hanno prodotto il terremoto del 24 agosto 2016 in Italia centrale è di tipo estensionale, avviene cioè una sorta di stiramento. «È una faglia trasversale rispetto agli Appennini, che corre parallela a quella del 2002, a una quindicina di chilometri di distanza» aggiunge il sismologo dell' Ingv. Secondo i dati accelerometrici, questo terremoto presenta accelerazioni di picco che corrispondono ad un' intensità strumentale su terreno roccioso fino al IV-V grado della scala Mercalli. Questi dati non permettono tuttavia previsioni. Ci sono stati aftershock di una certa intensità (2.4 verso le 12 e 1.7 alle 16.59, quindi 2.6 e 2.7) e Amato non esclude la possibilità di scosse di una certa intensità, tuttavia «non è possibile fare previsioni» ci dice. In altre parole, potremmo essere di fronte a un episodio isolato ma non se ne ha la certezza: gli esperti possono soltanto escludere collegamenti con gli eventi sismici tipici dell' Appennino. Anche se il terremoto più simili a quest' ultimo è quello del 2002, i dati sono ancora insufficienti per procedere oltre con l' analisi, tant' è che di «evento nuovo» ha parlato anche il presidente dell' Ingv, Carlo Doglioni, ricordando che ogni anno si verificano una ventina di sismi di quest' intensità. Un' analisi condivisa dal Consiglio Nazionale dei Geologi. Viene attentamente monitorata la diga del Liscione sul Fiume Biferno, area dove scorre un lungo viadotto. RIPRODUZIONE RISERVATA I sindaci: famiglie in preda al panico. L' Ingv: nessun legame con gli eventi dell' Appennino. Il precedente di San Giuliano La sala operativa dell' Ingv, in cui vengono monitorati minuto per minuto tutti gli eventi sismici.
PAOLO VIANA